Call for Papers

Call for Papers per il numero 25: Figure dell’artista: l’immagine dell’artista nelle forme della scrittura letteraria (scadenza 08/01/2021)

Contattare: Eloisa Morra; Giacomo Raccis

“L’arte: una congrega di svitati”: così scrive, con icastica memorabilità, Emanuele Trevi in un suo recente libro (Sogni e favole, 2019), dando espressione a uno, forse il più diffuso, luogo comune sul profilo dell’artista. Almeno dai tempi in cui Ernst Kris e Otto Kurz nella Leggenda dell’artista (1934) misero in luce i topoi ricorrenti nel racconto della vita e delle capacità comunemente riconosciute agli uomini d’arte, dal Medioevo all’età contemporanea, è evidente che la rilevanza di questo personaggio nell’immaginario moderno e contemporaneo è legata a doppio filo alla stratificazione di significati e di pregiudizi che nel corso dei secoli si sono depositati sulla sua figura. Individuo enigmatico, dotato di facoltà quasi sciamaniche (ciò che rappresenta sembra prendere vita, oppure riesce a dare forma a ciò che non ne ha), oppure scaltro falsificatore, che punta a colonizzare l’immaginario popolare – e a lucrarci sopra – grazie a ‘trovate’ a buon mercato (“Per me vale la regola del minimo sforzo, massimo risultato”, ha affermato Damien Hirst), l’artista sembra destinato a essere continuamente oggetto di opinioni polarizzate, che riflettono una sostanziale difficoltà della cultura contemporanea a comprendere il suo statuto professionale (dal momento che non ne ha uno riconosciuto), il suo ruolo sociale (se ne ha uno) e la sua prassi espressiva (dal momento che ogni artista sembra seguire una propria, inimitabile strada). Una considerazione contraddittoria, che non manca di avere ricadute su – o che costituisce un effetto di – una parallela doppia vulgata sull’arte, e in particolar modo su quella contemporanea, che se rappresenta ancora agli occhi di molti un strumento di ‘distinzione’ sociale e spirituale, al tempo stesso viene spesso bollata come messa in scena autoreferenziale, espressione di un elitario e narcisistico circuito chiuso (quella che Nathalie Heinich ha definito L’élite artiste, 2005). Come ha sintetizzato efficacemente Mauro Covacich, in un libro dall’emblematico titolo L’arte contemporanea spiegata a tuo marito (2011): “L’arte contemporanea si avviluppa in una contraddizione ogni giorno più inestricabile: da un canto sembra essere sulla bocca di tutti, dall’altro non parla quasi a nessuno”.
Ciononostante, o forse proprio in virtù di queste premesse, lo sfuggente statuto dell’artista non ha inibito, ma al contrario ha stimolato l’immaginazione collettiva, e in particolar modo quella letteraria, che in età contemporanea ne ha fatto un vero e proprio ‘personaggio’. Se Herbert Marcuse (1922) riconosceva nell’età dello Sturm und Drang l’origine di un genere, il ‘romanzo dell’artista’, che si rivela la forma simbolica di una cultura, è il Novecento a radicare l’artista al centro dell’immaginario letterario: alla sua figura viene chiesto ora di assumere su di sé il peso di un rapporto con la realtà divenuto problematico (dalla Noia di Alberto Moravia alla Carta e il territorio di Michel Houellebecq), ora invece di dare rappresentazione al condiviso bisogno di fuga o trasfigurazione dei dati più triti dell’esperienza ordinaria (l’artista come genio, dal Dedalus di James Joyce in poi), ora ancora di incarnare in modo non pacificato la lotta agli stereotipi di genere (da Artemisia di Anna Banti all’Architettrice di Melania Mazzucco). Il romanzo declina in termini di script narrativi i diversi tasselli della ‘leggenda dell’artista’, mette in mostra le pratiche della ‘vita d’artista’, ricostruisce ambienti, relazioni e comportamenti che aiutano a dare concretezza all’immagine di questo personaggio, inserendolo peraltro all’interno di quei ‘regimi’ individuati dalla sociologia dell’arte e utili a riconoscere l’evoluzione della sua figura sociale nel corso del tempo (il “regime artigianale”, “vocazionale” o ancora “di singolarità”, per rimanere alle formulazioni di Heinich 2001).
Non sono solo i romanzi incentrati sul personaggio-artista, tuttavia, a contribuire di volta in volta a consolidare stereotipi e immagini convenzionali oppure a definire nuovi miti; spesso sono gli stessi artisti che, con le loro scritture, concorrono più o meno consapevolmente a irrigidire il repertorio di caratteri utili a definire il loro statuto di eccentrici-integrati nel sistema sociale (come ha scritto Enrico Castelnuovo, l’artista è “l’unico tipo di comportamento deviante che venga in qualche modo celebrato”). Dai libri degli artisti alle biografie autorizzate, e ancora di più nelle autobiografie e nelle carte private (come epistole o appunti di lavoro), la scrittura dà forma a un’autopresentazione che è spesso il compromesso tra retorica dell’autenticità e bisogno di costruire in maniera strategica la propria posizione nel campo artistico, confermando oppure schivando etichette sintetiche ma efficaci alla comunicazione di sé (si pensi all’insistenza con cui, nel proprio Autocurriculum, Emilio Isgrò respinge l’attributo di artista a vantaggio di quello di poeta).
Attraverso forme differenti di scrittura, che rispondono a diversi codici di genere, si definisce un immaginario dell’artista che ha ricadute notevoli anche sulla percezione collettiva della figura dell’artista e che richiede, per essere studiato e compreso, strumenti analitici multivalenti, che spaziano dalla narratologia alla filologia, dalla sociologia dell’arte ai visual studies, passando per la critica tematica e le teorie della ricezione.

A partire da queste considerazioni, il numero 25 di Elephant & Castle, intitolato Figure dell’artista: l’immagine dell’artista nelle forme della scrittura letteraria si rivolge allo studio delle forme di rappresentazione e autorappresentazione dell’artista nelle scritture letterarie, con particolare attenzione al contesto italiano contemporaneo (1861-2020), ma senza escludere opportuni e motivati sconfinamenti in altre epoche e aree linguistiche. A questo fine, si invitano le studiose e gli studiosi interessati a inviare contributi che vertano sui seguenti assi di ricerca:
- retoriche della rappresentazione dell’artista nei diversi generi della scrittura letteraria (romanzo, racconto breve, diario, autobiografia, epistolario, libri d’artista…) e loro evoluzione storica;
- luoghi, relazioni, pratiche di lavoro: i caratteri della “vita d’artista” nelle diverse forme della scrittura letteraria;
- il romanzo dell’artista come forma simbolica della cultura contemporanea;
- le scritture pubbliche e private dell’artista come materiale per uno studio sociologico dello statuto sociale dell’artista;
- le scritture private degli artisti come luoghi di costruzione, autentica o strategica, della propria identità pubblica.

Le proposte dovranno pervenire agli indirizzi giacomo.raccis@unibg.it e eloisa.morra@utoronto.ca entro e non oltre l’8 gennaio 2021 e dovranno contenere un breve abstract del contributo (max 3000 caratteri) e una breve notizia biografica.
Sono ammessi testi in lingua italiana, inglese e francese.
La comunicazione delle proposte selezionate avverrà entro la fine di gennaio e i contributi completi, corredati di immagini e uniformati alle norme redazionali della rivista, dovranno essere consegnati entro il 12 aprile 2021.

NORME REDAZIONALI

Call for Papers issue 25: Figures of the Artist: The Image of the Artist in the Forms of Literary Writing, edited by Eloisa Morra and Giacomo Raccis

Art: a coven of freaks”: this is how Emanuele Trevi gives expression (Sogni e favole, 2019), with icastic memorability, to one, perhaps the most widespread, commonplace on the artist’s profile. Since when Ernst Kris and Otto Kurz (in Legend, Myth and Magic in the Image of the Artist, 1934) highlighted the recurrent topoi in the narration of life and the skills of arts men from the Middle Ages to the contemporary age, it is clear that the relevance of this character in the modern imagination is linked to the stratification of meanings and prejudices that over the centuries have been deposited onto his figure. An enigmatic individual, endowed with nearly shamanic faculties (what he represents seems to come to life, while he manages to give shape to what it does not have any), or a cunning forger, who aims to colonize the popular imaginary – and profit from it – thanks to cheap ‘provocations’ (“It applies to me the rule of minimum effort, maximum result”, said Damien Hirst), the artist seems destined to be the object of polarized opinions, reflecting a substantial difficulty in contemporary culture to understand his professional status (since he does not have one), his social role (if he has one) and his expressive practice (since each artist seems to follow his or her own, inimitable path). A contradictory consideration, which does not fail to have repercussions on – or constitute an effect of – a parallel double vulgata on art, and in particular on contemporary art, which still is an instrument of social and spiritual ‘distinction’, but, at the same time, it is often branded as a self-referential staging, an expression of an elitist and narcissistic closed circuit (what Nathalie Heinich called L’élite artistite, 2005). As Mauro Covacich effectively summarized in a book with the emblematic title L’arte contemporanea spiegata a tuo marito (2011): “Contemporary art is wrapped in a contradiction that is more and more inextricable every day: on the one hand it seems to be the talk of the town, on the other it hardly speaks to anyone”.
Nevertheless, or perhaps precisely because of these premises, the artist’s elusive status has not inhibited, but on the contrary has stimulated the collective imagination, and in particular the literary imagination, which in contemporary times has made him a real ‘character’. If Herbert Marcuse (1922) acknowledged in the age of Sturm und Drang the origin of a genre, the ‘artist’s novel’, which reveals itself as the symbolic form of a culture, the twentieth century rooted the artist at the core of the literary imaginary: his figure is now asked either to take on the weight of a relationship with a problematic reality (from Alberto Moravia’s La noia to Michel Houellebecq’s La carte et le territoire), or to give representation to the shared need to escape or transfigure the triviality of ordinary experience (the artist as a solitary genius, from James Joyce’s Dedalus onwards), or still to embody in an unpacified way the struggle against gender stereotypes (from Anna Banti’s Artemisia to Melania Mazzucco’s L’architettrice). In terms of narrative scripts, the novel declines the different aspects of the ‘legend of the artist’, shows the practices of the ‘artist’s life’, reconstructs environments, relationships and behaviours that help giving concrete form to the image of this character, explaining them by the ‘regimes’ theorized by the sociology of art and useful to recognize the evolution of his social figure over time (the ‘artisan regime’, the ‘vocational’ or even ‘the regime of singularity’; Heinich 2001).
Nevertheless, not only the novels centred on the artist-character contribute from time to time to consolidate conventional stereotypes or to define new myths. It is often the artists themselves who, with their writings, more or less consciously contribute to stiffen the repertoire of characters that can be helpful in defining their status as ‘eccentric-integrated’ in the social system (as Enrico Castelnuovo wrote, the artist is “the only type of deviant behaviour that is somehow celebrated”). From artists’ books to authorized biographies, and even more so in autobiographies and private documents (such as letters or work notes), writing gives shape to a self-presentation that is often a compromise between the rhetoric of authenticity and the need to strategically build the artist’s placement in the artistic field, confirming or dodging synthetic but effective labels on self-communication (just think of the insistence with which, in his Autocurriculum, Emilio Isgrò rejects the attribute of ‘artist’ in favour of that of ‘poet’).
Through different forms of writing, which respond to different genre codes, we define an artist’s imaginary that has also considerable repercussions on the collective perception of the figure of the artist. In order to be studied and understood, this complex imaginary requires analytical tools ranging from narratology to philology, from sociology of art to visual studies, passing through thematic criticism and reception theory.

Starting from these considerations, issue 25 of Elephant & Castle, titled Figures of the Artist: The Image of the Artist in the Forms of Literary Writing is aimed at the study of the forms of representation and self-representation of the artist in literary writing, with particular attention to the contemporary Italian context (1861-2020), but without excluding appropriate and motivated encroachments in other periods and linguistic areas. To this end, interested scholars are invited to send contributions on the following research themes:
- rhetorics of the representation of the artist in the different genres of literary writing (novel, short story, diary, autobiography, epistolary, artist’s books…) and their historical evolution;
- places, relationships, working practices: the characters of the ‘artist’s life’ in the different forms of literary writing;
- artist’s novel as a symbolic form of contemporary culture;
- artist’s public and private writings as material for a sociological study of the artist’s social status;
- private writings of artists as places of construction, authentic or strategic, of their public identity.

Proposals must be sent to the addresses giacomo.raccis@unibg.it and eloisa.morra@utoronto.ca no later than January 8, 2021 and must contain a short abstract of the contribution (max 3000 characters) and a short biographical note.
Contributions may be in Italian, English, and French.
The communication of the selected proposals will take place by the end of January and the complete contributions, accompanied by images and conforming to the editorial standards of the journal, must be delivered by April 12, 2021.

EDITORIAL RULES

Bibliografia di riferimento | Bibliography

H. S. Becker, I mondi dell’arte, il Mulino, Bologna 2012.
P. Bourdieu, Le regole dell’arte. Genesi e struttura del campo letterario (1992), il Saggiatore, Milano 2005.
M. Ciccuto, L’immagine del testo. Episodi di cultura figurativa nella letteratura italiana, Bonacci, Roma 1990.
M. Cometa, La scrittura delle immagini. Letteratura e cultura visuale, Cortina, Milano 2012.
M. Covacich, L’arte contemporanea spiegata a tuo marito, Laterza, Roma-Bari 2011.
N. Heinich, La sociologia dell’arte (2001), il Mulino, Bologna 2004.
E. Kris, O. Kurz, La leggenda dell’artista. Un saggio storico (1934), Bollati Boringhieri, Torino 1989.
G. Maffei (a cura di), Il libro d’artista, Milano, Edizione Sylvestre Bonnard, 2003.
M. C. Paillard (a cura di), Le roman du peintre, Presses Universitaires Blaise Pascal, Clermont-Ferrand 2008.
A. Pinotti, A. Somaini, Cultura visuale. Immagini sguardi media dispositivi, Einaudi, Torino 2016.
R. Pinto, Artisti di carta. Territori di confine tra arte e letteratura, postmedia books, Milano 2016. 
J. Starobinski, Portrait de l’artiste en saltimbanque, Skira, Geneve 1970; trad. ita. Ritratto dell’artista da saltimbanco, Abscondita, Milano 2018.
V. Stoichita, Effetto Sherlock. Storia dello sguardo da Manet a Hitchcock, Il Saggiatore, Milano 2017.
E. Villari, P. Pepe (a cura di), Il ritratto dell’artista nel romanzo tra ‘700 e ‘900, Bulzoni Editore, Roma 2002.